Veglia

Finalmente il mondo è tutto a posto
Nella notte bruciano
le assonnate cime dei pini
Ho una ferita
che preme dita e nervi
si insinua più profonda
nel biancore uterino
nel velo lattiginoso dello sguardo
è il silenzio delle pietre,
gli argini sono aspri e ruvidi e
piove una inesausta grazia che non cede
dalla luna smagrita.
Ho urlato
nel più riposto del mio cuore.
 

“7 poeti del Premio Montale”, Roma 1999
Crocetti Editore, Milano 2000

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