Poesie

Amorosamente regolare

 Amorosamente regolare o la viltà di un piccolo borghese

"Non sta fermo l'oggetto e non si muove.
Noi deliriamo. La cosa è lo spazio
che occupa la cosa".
I. Brodskij, Nature morte

I

Cosa brucia nella sua bocca?
Sul materasso l'impronta della notte
sul tavolo gli oggetti come un promontorio.
Guarda bene perché questo non è il paradiso,
ma abbassando le palpebre
ordina il fondo del lenzuolo
e sistema il corpo quando è ancora buio.
Allora ascolta lo sferragliare del tram
e i ferri della vicina che alzano
e abbassano il filo di lana.
Così bisbigliano le ultime notizie di morte.

II

C'è spazio. C'è tutto lo spazio
perché le sue mani possano rovistare
nel lavandino, sulla busta del latte,
andare qui e là senza vergogna.
La luna era passata sul tetto rosso,
sui piatti bianchi, sulle spalle della sedia
e aveva lasciato righi di penna
e il peso della notte in cerchi concentrici.
Senza fuoco. Senza stufa.
Era scivolata sulle ciocche dei capelli.

III

Non c'erano mai state prospettive.
L'orizzonte affonda e dorme.
Sul pavimento, sulla terra:
i vestiti e un cappotto da pieno inverno.
Sul pavimento grigio i guanti neri,
Sul pavimento grigio il gomito, il braccio.
Ma l'uomo ha paura e non si sveglia,
non del tutto. Anche se è domenica,
anche se è per chiedere la pace.

IV

Dov'è che gli oggetti sono rotondi?
Eppure lui si aggrappa agli spigoli con le unghie,
alla sua vita piccola e borghese,
all'aria della superficie. Qui. Dandosi un gran da fare.
Chiude la porta a chiave e aspetta che il ghiaccio passi,
e la corriera blu, e il cane col suo canto da ubriaco.
Perché nella vita non c'è profitto
e non c'è colpa più pesante di questo stare al mondo
senza lottare.

V

E sbaglia quando apre il vetro al cielo,
quando apre gli spicchi di un'arancia
solo per vedere come s'annera,
perché la stagione corre, di fretta
avanti e indietro sbattendo
gli sportelli di formica in cucina:
sul petto l'odore delle noci, come ogni anno,
il fischio del bollitore, l'indice sul legno bianco
della porta del bagno.

VI

Passò qualche macchina,
nessuna che andasse nella stessa direzione.
Lui guardò l'orologio sotto il soffitto,
poi il bicchiere vuoto
molte più cose se ne sarebbero potute andare -
e la luna era quasi sparita, c'era un'impronta bianca, di carta,
c'era spazio per un'intera giornata
Questa la santità della sua morale
di giovane borghese, feroce e di cortile:
s’inginocchia con la lingua
all’Ave e all’Angelus del grosso cupolone,
suddivide intelletto e Nuovo Capitale,
ma gira il volto alla fiumana
morta oltre lo stivale.

 

“Racconti italoamericani”,
L'Harmattan Italia, Torino 2007

Titanic

La poesia è stata segnalata alla IV edizione
del Premio “Vigonza”, pubblicata in “Cordilegio”.

 Agnosco veteris vestigia flammae    Virgilio, Eneide, c. IV

 Titanic

Si chiedeva se colando a picco
mentre l'alba filtrava dalla notte
proprio gocciolando
e senza soffi,
quella grande città avrebbe potuto fare
a meno di lui.
Così aspettò, disteso nel letto del camerino,
così vide già il piccolo corteo funebre
per la Brooklyn Promenade.
Poteva però raccontare di aver visto una balena.
Poteva dire di aver spedito per l'oceano
tutti i fiammiferi.
Ma poi, proprio quando gli sembrava
di sentire gli altoparlanti
- o erano ancora gabbiani -
poi, si risvegliò, improvvisamente,
mano nella mano di lei.
Lei gli stava dicendo che la stringeva troppo
e s'era alzata e correva
dalla trapunta rosa alla macchinetta del caffè.
 

“Racconti italoamericani”,
L'Harmattan Italia, Torino 2007

Hot dog

La poesia è stata premiata alla VII edizione
del Premio “Artisti di strada”, Colmurano Buskers Festival.


Hot-dog

Ricòrdati di quella passeggiata
tanto americana:
il cuore così in pace.
Ricòrdati, finché puoi,
del parco
colle sue querce,
a mezzogiorno,
e quella parte di mondo
che scarta il suo sacchetto di fast food.
Ricorda
quei pensieri poco profondi
sotto una pioggerellina leggera
e l’aroma di cipolle lesse e senape,
perché è di giorni così che puoi parlare.

 

“Racconti italoamericani”,
L'Harmattan Italia, Torino 2007

Tornare indietro

Pubblicata sul “Corriere di Firenze”, 2004.

 

Tornare indietro

"Credimi, sono un disastro e il mio cuore è nero come la pece".
J. Fante, Chiedi alla polvere
 

- Salve vecchie case di periferia -,
diceva l'uomo ritornando verso sud.
Annusava la sera,
annusava i fiori,
annusava l'aria, là in cima,
e le palme velate di nerofumo;
i lampioni stradali,
le insegne multicolori,
le serrande abbassate.
Una sera di festa per il suo ritorno.
Una sera di festa per il suo naso.
E la costa, più lontana,
con l'odore di pesce fritto, di benzina
e pini. Prima ancora di vedere l'acqua azzurrina.

 

“Racconti italoamericani”,
L'Harmattan Italia, Torino 2007

Sezione: 

Blus di un eroe


Con lievi modifiche la poesia è stata segnalata alla IV edizione
del Premio “Lo stormo bianco”, Comune di Napoli, 2004.
In corso di pubblicazione presso la Casa Editrice d’If.

 

Blues di un eroe

I

 Non ha tempo per la terra che gronda
che sluccica manifesti
che s'inceppa nei suoi meccanismi d'arteria.
Non ha tempo per raccattare dalla terra
il cartoccio della frutta andata a  male,
non ha slancio per la desolazione casalinga.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l'angolo
è lì che trema d'ira e non ha voce.

 

II

 Sono loro? Sulla terra sfiora le zolle e abbassa la schiena
ma è l'asfalto che fa sbattere le ali alle falene.
Si chiede se gli animali hanno spalle che bruciano.
Si chiede se deve fare da sentinella alla terra:
perché è lì che il fuoco brucia
che le onde stramazzano come buoi
lì che ci si ammala d'amore
lì che la carne salta come un salmone.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l'angolo
è lì che trema d'ira e non ha voce.

 

III

Per terra ritrova il colore diurno del neon
i fiori schiacciati dal temporale.
Si piega sul muretto di un parcheggio
e sbriciola il pasto ai piccioni.
In mezzo alla terra tocca il carbone
di uno scarafaggio
e un coccio,
e la ruggine di una sirena.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l'angolo
è lì che trema d'ira e non ha voce.

 

 IV
Con la terra, pensava di fare gomitoli
da cucire senza etichetta.
Indossa la giacca elegante per andare in tv,
ma la terra sotto gli trema e si sbuccia e si squaderna,
la terra che non è estiva né buona.
E per questo lo picchiarono, per paura,
mentre lui, a terra si trascinava.
Oh, povero Adam
si è perso per cantoni, corridoi e piazze
Oh, povero Adam
sente il suo passo zoppo da dietro l'angolo
è lì che trema e non ha voce.

 

“Racconti italoamericani”,
L'Harmattan Italia, Torino 2007

Maria

Smagra il cinguettio
illanguidisce nel giorno e
maria sussulta di ventre
memore gia' di calvari
a frotte
- recano sangue nel sangue alla terra –
E aspro, come di aceto,
si fa il cuore.



“7 poeti del Premio Montale”, Roma 1999
Crocetti Editore, Milano 2000
pubblicata sul “Corriere della Sera” del 14 marzo 2001

Sezione: 

Non vedi

Non vedi
che un camminare ti ha corrisposto?

Fragili ti percuotono
mani mie
nel sogno ove più si può.
Distolgo dalle tele
il mio antro-passione
né vorrei tu fossi
ma un matrimonio di passi.



“7 poeti del Premio Montale”, Roma 1999
Crocetti Editore, Milano 2000

Sezione: 

Veglia

Finalmente il mondo è tutto a posto
Nella notte bruciano
le assonnate cime dei pini
Ho una ferita
che preme dita e nervi
si insinua più profonda
nel biancore uterino
nel velo lattiginoso dello sguardo
è il silenzio delle pietre,
gli argini sono aspri e ruvidi e
piove una inesausta grazia che non cede
dalla luna smagrita.
Ho urlato
nel più riposto del mio cuore.
 

“7 poeti del Premio Montale”, Roma 1999
Crocetti Editore, Milano 2000

Sezione: 

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